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IL PANOPTICON DI BENTHAM

Nel 1787 un filosofo londinese di nome Jeremy Bentham mise alla luce un progetto di penitenziario rivoluzionario, di nome Panopticon (dal greco “occhio che vede tutto”).

La struttura architettonica, eccentrica ed affascinante, era questa: degli anelli concentrici lungo la circonferenza dell’istituto ospitavano le celle dei prigionieri, completamente isolate tra loro. Al centro della struttura, in una torretta rialzata, stava l’ispettore centrale che da questa sede poteva spiare e sorvegliare 24 ore su 24 la vita dei prigionieri, senza da questi essere visto.

Il Panopticon non fu mai edificato: Bentham gli dedicò vent’anni della propria vita e morì in miseria per gli sforzi fisici ed economici a cui fu costretto per la mancata edificazione del proprio progetto.

Interessante l’applicazione del penitenziario all’istituto scolastico che lo stesso Bentham prevede: lungo la circonferenza ed al posto delle gabbie i banchi degli studenti, al centro il professore. L’isolamento degli alunni avrebbe determinato l’emergere delle singole attitudini e la mancata influenza fra i compagni. Inoltre il controllo, ovviamente non opprimente, avrebbe comportato una maggiore efficienza.

Davvero rendiamo di più se qualcuno ci osserva? E senza essere influenzati dagli altri riusciamo a capire meglio quello per cui siamo portati o meno?

Bel quesito, soprattutto se posto alla fine del ‘700.

Pubblicato il 1/3/2006 alle 18.22 nella rubrica Panopticon.

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